una vetta più unica che rara… mai raccontata prima eppure così conosciuta

Ho appena chiuso l’ultima pagina di “la scomparsa della vetta più alta d’Italia”.

All’inizio ho fatto un po’ fatica. Sembrava un po’ astruso, poco scorrevole, insomma un libro che non ti coinvolge.

Poi ci sono entrata davvero dentro, senza riuscire a distrarmi più e ho viaggiato nel tempo, dentro a questo stile ottocentesco di descrivere persone, situazioni, paesaggi, pezzi di storia insomma, per arrivare alla fine a sfrugugnare nei sentimenti.

Un’immersione nel tempo e nello spazio in luoghi cari, storie note e mai vissute, personaggi un po’ mitici e un po’ no, ed è allora che diventano veri.

Complimenti agli autori: alla fine anche le due pagine su di loro sono un pezzo del romanzo.

William-Turner-Passage-of-Mount-Cenis

William-Turner-Passage-of-Mount-Cenis

La mia frase preferita a pag. 190: “la carta di quel tratto di valle è una lettera d’amore. Chi sarebbe tanto pazzo da non desiderare di riceverne una, almeno una volta nella vita?” non vi dico di più sarebbe spoiler.

luglio dell’anno dopo

storyboardversomoranego

sono cambiate tante cose in giro per il mondo

ad esempio oggi pensavo di cambiare musica

ma le arselline di cui si parlava l’anno scorso ci sono di nuovo

nelle tre foto in ordine sparso: arselline mature nel cesto, arselline acerbe sul ramo, arselline in confettura nel barattolo

certezza di stagione: aggrappiamoci alle cose che non cambiano

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vela via

È come un sogno ricorrente.

Ovvio.

La bellezza del taglio di luce bianca sul mare di ardesia.

La distanza dalla terra e dall’orizzonte.

Il silenzio.

La brezza, l’ebbrezza.

Ogni volta che vedo una vela vorrei andare via.

Resta un sogno.

formato, a mano

può succedere che girellando per il “Libro della gente” incontri qualcosa di “carino

tipo la pagina di un artista che già conosci un po’ e che apprezzi

può succedere che ti incuriosisci

e che approfondisci

e che ordini alla fine qualcosa

così un po’ sulla fiducia un po’ sperando nel tuo istinto

può succedere che quando ti arriva il pacchetto

aspetti per aprirlo il momento favorevole

e può succedere che hai fatto bene

che anche la confezione è fatta a mano

che anche la ricevuta è in un sacchetto

che ogni cosa è curata

e pensata

e capisci che hai fatto bene ad aspettare

perché anche aprire il pacchetto fa parte dell’opera

come ogni sua parte

semplice, efficace, creata per spostare l’attenzione dalla serie indefinita

al fuori formato infinito e pieno

#rangerduck

nei viaggi molto dipende dal compagno

 

con Rangerduck ci si trova bene: è curioso qb, silenzioso ma attento, golosissimo, un po’ pauroso, burlone e sognatore…

L. A. (pezzi)

‎⁨Walt Disney Concert Hall⁩, ⁨Los Angeles⁩, ⁨Stati Uniti⁩

anche se non è tanto utile pensarlo anche losangeles ha un downtown

e abbiamo cominciato di lì a scoprire la città, per scoprire che non è una città ma tantaroba del genere dituttodipiù e splendore (da rimanere tutto il giorno solo alla ‎⁨Walt Disney Concert Hall) vicino al massimo del bruttosporcotrasandato e questo in uno solo dei tanti quartieri o pezzi di città o… pezzi di L. A.

in ogni caso puoi trovare un sacco di cose da fare a downtown tipo mangiare in un vecchio mercato che oggi è un fast food, passeggiare in un resto vago di quartiere antico e poi esplorare una libreria mitica (senza contare i negozi di abbigliamento a basso costo: una vera tentazione)

 

poi tornare alla sera nella “California old style” è proprio ciò che ci vuole per sentirsi a casa in un telefilm anni ’60, con il pensiero che tra poco – forse già adesso – di questo edificio non resta niente: troppo vecchio per essere sul mercato

Poi ci sono tanti altri pezzi dove si può andare, stare. abitare, lavorare, comprare, disperarsi e ispirarsi: venice santa monica beverly hills hollywood long beach newport beach tanto per dire

ma alla fine il ricordo migliore è pur sempre una finestra (non una qualunque)

L1070351.jpg

california highway 1

poi ti muovi verso sud

seguendo la mitica 1

ed è agosto

e c’è nebbia

e sei sopraffatto dalla lunghezza

la vastità è un moltiplicatore per 1,60934 come tra km e miles

ma ci sono scorci e miti ad ogni passo: tipo fermarsi a mangiare a Monterey dove c’è stato il grande festival del 1967, o vedere in lontananza gente che gioca a golf sul bordo dell’oceano, per poi avvicinarsi al tramonto a dare la buona notte a foche e leoni marini, miglio dopo miglio, paesaggio dopo paesaggio

e poi alla sera si arriva a casa

una casa “in stile vecchia California”

praticamente della stessa epoca di Happydays anche se un bel po’ più lontano

art is everywhere

Qui a san Francisco la creatività è palpabile.

Non c’è niente di banale, neanche i tanti homeless che ti stringono il cuore …ognuno un flash di fragilità e determinazione in tanti modi diversi.

Ogni pezzo di città, dall’incrocio dei fili elettrici ai grattacieli, è capace di esprimere arte.

Fa parte dell’arte la luce di san Francisco: quella che la nebbia il vento la prospettiva fanno continuamente cambiare e così cambia il modo di guardare questa fantastica città, credo sia uno dei motivi che la rende così creativa.

Un luogo per tutti: il SFMOMA bello di suo.

riding on the bridge

e salutare i compagni di viaggio (la mancanza si sente tantissimo) sono stati i momenti clou del giorno, beh anche trovarsi a Cupertino non è stato male

tutta questa Silicon Valley che a vederla non si direbbe ma è il posto che cambia anche la mia vita, molto spesso

la giornata non è finita bene ma questi sono fatti miei e della stanchezza con cui bisogna fare i conti

domani ci aspetta la costa, altri paesaggi, altri orizzonti a altri incontri, ovviamente.

walking around San Francisco

primo giorno di orientamento in quasi 27 mila passi (girare in compagnia stimola ed è andata benissimo: mai avuto tre “figli” maschi, divertente!)

punto di inizio: la cattedrale dell’Assunta nella festa dell’Assunta, approriato anche perché è un edificio che gioca con il cemento armato (già come il ponte crollato a Genova) ma lo fa molto meglio di quello che pensassi;

dei vari asterischi turistici che abbiamo smarcato a ritmo serrato segnalo i murales e la vista di Coit Tower e poi il City Lights Bookstore, dove comincio a prendere contatto con la cosa più accattivante di questa città: la sua creatività, dev’essere il questo il suo genius loci: stupore ed energia, sai come una tipa bella ma senza pretese?

Tipa sobria e splendida, trasandata con gusto, creativa nei particolari e libera.

E questa cosa torna bene con l’assurdo ordine delle strade che se ne fregano delle pendenze: una città fatta di regole e di saperle trasgredire…

first day: California dreaming the travel

colonna sonora

Non è proprio inverno quando parto per San Francisco, ma questa è la canzone che ti viene in mente per prima.

Una fitta di gelo in partenza sotto la pioggia intensa la provo lo stesso, è crollato il ponte che mi ha sempre fatto paura.

Ricevo il messaggio che sono già in aereo. proprio prima di spegnere il telefono.

Affronto la notizia senza stupore, ma ovviamente questa agghiacciante novità entra a far parte dei pensieri fissi del viaggio, con le tante sfumature possibili.

Per me il tempo è invece quello di vivere e partire. Allontanarmi dalla realtà quotidiana e andare a vedere questa California che di solito si sogna solo. Dopotutto vado a trovare un pezzo del mio cuore.

E la prima sorpresa è stata incontrare dei compagni di viaggio per i primi giorni: una cosa buffa e interessante, strana combinazione del caso, persone conosciute, sì, ma pochissimo, che spontaneamente diventano parte dell’avventura per quattro giorni.

Ve li presento uno per giorno: firstofall è mother, una donna forte nella calma, abituata a tenere a bada una certa entropia e very bike oriented; CdV perfetta per me, abbiamo molti riferimenti in comune (e non lo sapevamo neanche) è decisa e adattabile insieme.

Si vola sul ghiaccio del nord, appunto California dreamin’