california highway 1

poi ti muovi verso sud

seguendo la mitica 1

ed è agosto

e c’è nebbia

e sei sopraffatto dalla lunghezza

la vastità è un moltiplicatore per 1,60934 come tra km e miles

ma ci sono scorci e miti ad ogni passo: tipo fermarsi a mangiare a Monterey dove c’è stato il grande festival del 1967, o vedere in lontananza gente che gioca a golf sul bordo dell’oceano, per poi avvicinarsi al tramonto a dare la buona notte a foche e leoni marini, miglio dopo miglio, paesaggio dopo paesaggio

e poi alla sera si arriva a casa

una casa “in stile vecchia California”

praticamente della stessa epoca di Happydays anche se un bel po’ più lontano

art is everywhere

Qui a san Francisco la creatività è palpabile.

Non c’è niente di banale, neanche i tanti homeless che ti stringono il cuore …ognuno un flash di fragilità e determinazione in tanti modi diversi.

Ogni pezzo di città, dall’incrocio dei fili elettrici ai grattacieli, è capace di esprimere arte.

Fa parte dell’arte la luce di san Francisco: quella che la nebbia il vento la prospettiva fanno continuamente cambiare e così cambia il modo di guardare questa fantastica città, credo sia uno dei motivi che la rende così creativa.

Un luogo per tutti: il SFMOMA bello di suo.

riding on the bridge

e salutare i compagni di viaggio (la mancanza si sente tantissimo) sono stati i momenti clou del giorno, beh anche trovarsi a Cupertino non è stato male

tutta questa Silicon Valley che a vederla non si direbbe ma è il posto che cambia anche la mia vita, molto spesso

la giornata non è finita bene ma questi sono fatti miei e della stanchezza con cui bisogna fare i conti

domani ci aspetta la costa, altri paesaggi, altri orizzonti a altri incontri, ovviamente.

walking around San Francisco

primo giorno di orientamento in quasi 27 mila passi (girare in compagnia stimola ed è andata benissimo: mai avuto tre “figli” maschi, divertente!)

punto di inizio: la cattedrale dell’Assunta nella festa dell’Assunta, approriato anche perché è un edificio che gioca con il cemento armato (già come il ponte crollato a Genova) ma lo fa molto meglio di quello che pensassi;

dei vari asterischi turistici che abbiamo smarcato a ritmo serrato segnalo i murales e la vista di Coit Tower e poi il City Lights Bookstore, dove comincio a prendere contatto con la cosa più accattivante di questa città: la sua creatività, dev’essere il questo il suo genius loci: stupore ed energia, sai come una tipa bella ma senza pretese?

Tipa sobria e splendida, trasandata con gusto, creativa nei particolari e libera.

E questa cosa torna bene con l’assurdo ordine delle strade che se ne fregano delle pendenze: una città fatta di regole e di saperle trasgredire…

first day: California dreaming the travel

colonna sonora

Non è proprio inverno quando parto per San Francisco, ma questa è la canzone che ti viene in mente per prima.

Una fitta di gelo in partenza sotto la pioggia intensa la provo lo stesso, è crollato il ponte che mi ha sempre fatto paura.

Ricevo il messaggio che sono già in aereo. proprio prima di spegnere il telefono.

Affronto la notizia senza stupore, ma ovviamente questa agghiacciante novità entra a far parte dei pensieri fissi del viaggio, con le tante sfumature possibili.

Per me il tempo è invece quello di vivere e partire. Allontanarmi dalla realtà quotidiana e andare a vedere questa California che di solito si sogna solo. Dopotutto vado a trovare un pezzo del mio cuore.

E la prima sorpresa è stata incontrare dei compagni di viaggio per i primi giorni: una cosa buffa e interessante, strana combinazione del caso, persone conosciute, sì, ma pochissimo, che spontaneamente diventano parte dell’avventura per quattro giorni.

Ve li presento uno per giorno: firstofall è mother, una donna forte nella calma, abituata a tenere a bada una certa entropia e very bike oriented; CdV perfetta per me, abbiamo molti riferimenti in comune (e non lo sapevamo neanche) è decisa e adattabile insieme.

Si vola sul ghiaccio del nord, appunto California dreamin’

lampada da montagna

l’amicizia è una cosa calda e avvolgente come un gomitolone di lana, con un interno solido come il cemento e ti illumina fino negli angoli

grazie #farmacistailluminato

Museion (ci voleva)

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un salto a Bolzano quasi per caso (c’è qualcosa di casuale nei giorni che passano e nelle decisioni che si prendono?) è stato un refrigerio cerebrale

a girare a caso per le sale

a salire e scendere le scale

entrare nelle cose chiuse

passare in quelle aperte

filmare e ammirare

fotografare e

respirare

 

 

il regno

finito adesso

perfetto, semplicemente perfetto,

va liscio come l’olio

profondamente essenziale

divertente e serio

l’ho riempito di orecchie virtuali, evidenziati vari e poche note dove mi sembrava ci fossero piccoli errori

mi coinvolge a tutto tondo

grazie a chi me lo ha suggerito

(forse non poteva sapere quante corde tocca del mio animo e del mio cervello e quanto mi ispira)

diceva che è ben scritto e che l’autore ha un punto di vista molto interessante, giusto. ma non è quello il punto.

è che sa sviluppare una intuizione fondamentale di questi tempi: la verità esiste ed è mistero, si può tranquillamente passare la vita a cercarla con gusto e brio

terza digressione: Idra

non potevamo farci mancare un’isola, un giro della Grecia terrestre senza percepire quella marina sarebbe stato scemo

però il vero senso di questo viaggio nel viaggio ce l’ha dato l’imbarcarsi, il prendere il largo, l’immaginare Paolo in ogni sua partenza e anche Pietro nella notte nella tempesta che ha coraggio e poi paura e poi qualcuno lo tira su…

e spingendo lo sguardo più lontano abbiamo anche potuto scorgere il gesto di sciogliere le vele, l’abbandono di Paolo alla fine della corsa

lui che ha conservato la sua spericolata fede

quinta tappa: Atene

beh qui la storia di Paolo è a pochi metri dalla grande storia che tutti sanno quella che si studia quella che ci vengono le crociere quella che serve per il turismo quella che il tempio di Atena Nike è lo sponsor

ma qui lui ha detto cose che sono rimaste, parole come pietre scolpite nel metallo all’aeropago