stasera

ho voglia di scrivere scrivere e basta senza una foto un’immagine un’icona niente 

aprire sto blog e scrivere mettere qualcosa qui

scrivere perché nessuno può impedirmelo

scrivere perché a nessuno è chiesto di leggere criticare soppesare sviscerare o semplicemente delirare

scrivere e basta

basta

Spiaggia


la giornata al mare comincia quando metti le infradito di gomma e l’asciugamano nella borsa che viene sempre con te, poi si consuma lenta lenta ma troppo veloce tra l’acqua la sabbia la crema il sole l’ombra strettta il libro e di nuovo sabbiaacquafreddosolecaldocrema

e poi luce

ti accorgi che è finita perchè la luce è ancora più bella

si alza ilvento della sera e la pelle tira e l’ombra che sarebbe bella lunga diventa inutile

rilassanti amarene

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sono vagamente natalizie lucide pallette rosse

aspre amiche dei primi caldi

da raccogliere con calde amicizie dal fare aspro

e poi da cuocere con pazienza

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recise non indecise

graziose recise

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sono rose contente di essere nate lì per sbocciare altrove

a portare grazia e colore

sullo sfondo grigio striato del marmo

grazie rose graziose

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Maggio prepara l’assaggio

Avatar di Annaldecristoryboardversomoranego

ci sono un po’ di fiori spontanei

poi però tra le foglie verde nuovo

ci sono i frutti del futuro

ancora una volta

forse

speriamo

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La volta nel tuo ufficio

Abbiamo detto che stiamo scrivendo l’anello mancante, quel passaggio tra un problema ben posto e la sua possibile soluzione.

Ci sembra infatti che tra la cultura del restauro e il mondo oggi manchi un anello.

Così abbiamo apprezzato il contrasto tra la cultura materiale e la cultura liquida… ancora una volta un solido contrapposto ad un imprendibile…

  

Antico splendore

 In un angolo vicino al calorifero stasera abbiamo discusso bene, perchè il che fare su una superficie irrecuperabile a causa di un restauro sfigato ci ha portato proprio di fronte al problema centrale: con quale coerenza possiamo intervenire oggi?

Ci siamo detti intanto che mai si può riportare alcunchè al primitivo splendore, perchè solo nel caso di un brano nascosto da una paratia forse levando la paratia riporti fuori qualcosa che non vedevi più, ma di solito se tale splendore si è perso qualunque splendore possiamo rifare oggi non sarà mai primitivo, anche ammesso che splenda; allora a quale teoria siamo coerenti se ridiamo un colore che somiglia al primo?

Intanto siamo coerenti con la ricerca di una sana verità, fatta con i diversi strumenti oggi a disposizione, messi a sistema e resi eloquenti.

Poi con il desiderio di permanenza del dato materiale.

Infine con la soddisfazione di essere scoglio nella società liquida.

Come Linus senza la sua copertina 

 
tempo fa ho lasciato il cellulare solo e ramingo in un ufficio vuoto (faccina con lacrima)

ovviamente l’ho capito solo quando nessuno più mi avrebbe aperto la porta fino all’indomani

e la notte è passata come Linus davanti alla lavatrice con la differenza che non sapevo se dentro ci avrei ritrovato il cellulare
poco tempo dopo succede che lui (il cellulare sempre) si è un po’ rotto

ovvio che ho aspettato giorni settimane mesi prima di decidermi di consegnarlo a mani estranee che lo hanno messo in un’anonima scatola e inviato chissà dove e lui non tornerà mai da me, mai

arriverà un altro e non sarà la stessa cosa lo stesso oggetto anche se dovrebbe funzionare meglio non so se…

comunque adesso sono senza

e al baracchino che ho riesumato non ho cambiato data: così so esattamente quante ore sono passate da quel momento

però ora che mi sono accorta che i messaggi nuovi finiscono in fondo ad una lunga lista ho cambiato la data, stesso giorno e ora, il 2 gennaio ma dell’anno prossimo

sembra contento

anche io sto meglio: ho un cellulare del futuro

adesso apro il meteo, ce la farà ad essere così oltre?

(forse sono io che non ce la faccio)

L’ultima ora

Potrebbe essere un post tragico, in effetti
ma è solo l’ultima ora dell’anno in corso

ed è solo una convenzione

che differenza c’è tra quest’ora e la prossima?

dipende

dipende da un sacco di cose, in effetti.

Terza sera, casa tua

E qui c’è un tavolo grande comodissimo e bucce di zucca cotte al vapore gustosissime

sarà per questo che siamo sprofondati nella modernità liquida e immaginiamo il restauro come uno scoglio fra i marosi

non possiamo più permetterci una elegante sospensione del giudizio adesso abbiamo bisogno di aggrapparci alla storia solida

della consueta materia che racconta le sue storie

e quelle degli uomini che l’hanno lavorata; 

infatti dice caterina “c’è dentro anche chi l’ha fatta” appunto

Seconda sera nel locale intellettuale

E vicino alla porta dipinta (databile ante XIX secolo) scopriamo l’acqua calda e parliamo di parole e capiamo che la difficoltà di comprendere nasce dall’ignoranza della lingua che si ascolta

o che si guarda

è una questione di tracce e del loro significato

in fondo qualcuno l’ha detto bene…

ma la gente, se dici che le case parlano, pensa solo ai poltergeist,

il professionista invece lo sa che gli edifici hanno qualcosa da dire, lui ha studiato storia dell’architettura

è che a volte non gli hanno insegnato a decifrare i segni, altre volte non gli interessa ascoltare

ad ogni modo non importa: quello che importa stasera è che ci siano persone in grado di interrogare i muri e di lasciare che loro possano rispondere.